Il ruolo dell’amministratore in caso di rumori in condominio

Spesso le liti tra condomini in merito ai fastidi provocati da musica troppo alta, vicini troppo rumorosi vengono gestite dall’amministratore di condominio interpellato dal condominio che si lamenta.
Il problema delle immissioni è molto frequente e si tratta di un problema delicato in quanto incide sulla qualità della vita dei condomini. Tuttavia l’amministratore non ha responsabilità sul punto, e spesso non ha nemmeno il diritto di intervenire.
L’amministratore è tenuto per legge ad adempiere ai propri doveri e ad agire solo all’interno delle proprie attribuzioni, cioè sulle materie indicate dal codice civile, dalle leggi speciali e dal regolamento di condominio. Tra le attribuzioni derivanti dal codice civile vi è il far rispettare il regolamento di condominio ed attuare le delibere assembleari.
I regolamenti di condominio prevedono in genere orari da rispettare negli appartamenti per tenere sotto controllo le rumorosità e rispettare il riposo degli altri condomini. Per cui in questo caso l’amministratore può invitare i condomini rumorosi a rispettare le regole scritte nel regolamento condominiale. Una volta invitato i disturbatori ad attenersi alle regole, l’amministratore può disporre delle sanzioni a patto che queste siano previste dal regolamento condominiale.
Inoltre l’amministratore non può intervenire nei singoli rapporti tra privati, per cui avrà il diritto di contestare le immissioni se queste coinvolgono sensibilmente parti comuni dell’edificio.
Non sempre le lamentele dei condomini sono giustificate, in particolare perché le immissioni acustiche siano illegittime devono superare i limiti della normale tollerabilità. In alcuni casi si può fare riferimento alle tabelle previste dal secondo comma dell’art.2 del DPCM 01/03/1991, tenendo però a mente alcune considerazioni. Se le rilevazioni fonometriche indicano un superamento dei limiti, le immissioni sono sempre illegittime, ma anche sotto la soglia indicata potrebbero essere illegittime. Infatti l’altro fondamentale parametro che deve essere tenuto in considerazione quando si parla di immissioni è il limite della “normale tollerabilità”. Ha chiarito la Suprema Corte che:
“Il limite di normale tollerabilità non è assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, secondo le caratteristiche della zona, per cui tale limite è più basso in zone destinate ad insediamenti abitativi, ma è anche vero che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore. In altri termini, il fatto che un rumore venga percepito non significa anche che sia intollerabile. La normale tollerabilità, poi, va riferita alla sensibilità dell’uomo medio. Non si può, infine, non tenere conto della durata continua o della occasionalità delle immissioni sonore” (Cass. Civ. 3440/2011).

L’azione giudiziaria che si dovrebbe attivare per propria tutela sarebbe volta al risarcimento del danno da lesione alla salute, in quanto con difficoltà una richiesta di risarcimento sulla base dell’art.844 cc vedrebbe un risultato soddisfacente. Si dovrà pertanto indicare il danno alla salute subito, con tanto di perizia medico-legale.
Per quanto riguarda la tutela penale, si deve poi ricordare che, per le immissioni sonore in ambito condominiale, non sussiste il reato se i rumori non oltrepassano i confini dell’edificio condominiale, in quanto elemento essenziale della contravvenzione è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone.

Staff Condominio Online

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