In un condominio dove mancano i contatori individuali, la ripartizione delle spese di gas e acqua non può essere scelta dai singoli condomini ma è regolata da norme giuridiche, ed in particolare dall’articolo 1123 c.c.
In merito a ciò si è espresso anche il Tribunale di Treviso con una sentenza (18 ottobre 2016)che dichiarava nulla la delibera assembleare impugnata con la quale l’assemblea di condominio, a maggioranza, deliberava di ripartire le spese per il riscaldamento in base a tabelle che specificavano i relativi millesimi di proprietà.
In questo modo si andrebbe incontro ad una violazione dell’art. 1123 c.c. secondo il quale la ripartizione dei consumi di gas
avviene secondo i consumi effettivi di ciascun condominio e non come avevano deliberato in assemblea secondo i millesimi. Tale principio è valido anche per la ripartizione elle spese relative al consumo di acqua.
Tuttavia è bene fare una precisazione: è possibile una deroga dei criteri legali ex art. 1123 c.c. ed a quelli eventualmente previsti dal regolamento contrattuale è ammissibile, ma solo se c’è un accordo unanime sottoscritto dei condomini.

Nella vicenda in questione, il tribunale ha specificato che l’assemblea non deliberava alcuno stato di ripartizione tra i condomini. La ripartizione veniva effettuata dall’amministratore in una tabella denominata “tabulato rate”, da cui di desume che l’amministratore ha suddiviso l’importo complessivo per i millesimi di proprietà della tabella generale, diviso per il numero degli edifici che compongo il codominio.
La sentenza scrive:“Così facendo l’assemblea ha adottato un criterio di ripartizione delle spese in deroga a quelli previsti dall’art. 1123 c.c. o dal regolamento contrattuale, senza il consenso unanime dei condomini, decidendo quindi su una materia sottratta alla competenza dell’assemblea e incidendo su diritti individuali del singolo condomino”.

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