L’amministratore, in virtù del suo incarico, secondo le norme dell’articolo 1130 del Codice civile, ha fra i suoi obblighi quello di incassare le rate condominiali e pagare i fornitori per i servizi necessari al condominio, servendosi di uno specifico conto corrente condominiale, previsto dall’articolo 1129, comma 7, del Codice civile. L’esistenza del conto è quindi finalizzata a evitare «confusioni e sovrapposizioni tra il patrimonio del condominio e il conto personale dell’amministratore o eventualmente quello di altri differenti condomini, da lui amministrati» (Cassazione, sentenza 7162/2012). La legge, fra l’altro, prevede che ciascun condomino, in qualsiasi momento, possa richiedere e prendere visione del conto ed estrarre copia della rendicontazione.
L’esistenza del conto corrente condominiale è necessaria per garantire la «tutela del diritto di ciascun condomino a verificare la destinazione dei propri esborsi, a prescindere dall’effettiva e concreta destinazione delle somme medesime, dalla mancanza di irregolarità di gestione dei fondi, dall’approvazione dei rendiconti da parte dell’assemblea» (Tribunale Salerno, 3 maggio 2011).
Nel caso si riscontri una «non corretta gestione della contabilità condominiale, con commistione continua tra la contabilità condominiale e quella privata dell’amministratore e con passaggi di denaro dai conti correnti dell’uno a quelli dell’altro», l’amministratore è tenuto a spiegare e chiarire i movimenti.
In particolare, tramite l’esame della contabilità dello stabile, si può andare ad accertare un’eventuale responsabilità dell’amministratore di condominio. Per controllare l’esistenza di un credito a carico dell’amministratore verso i condòmini, infatti, è necessario verificare la corrispondenza tra «le somme corrisposte dai condomini e i debiti del condominio verso i fornitori».
Allo stesso tempo, è importante che il condominio sia in possesso di tutta la documentazione necessaria ad accertare le ragioni a fondamento del presunto credito, come la rendicontazione di gestione. Per il riconoscimento della prova del credito, infatti, non basta la sola «dimostrazione dei prelievi effettuati dagli amministratori operati sul conto corrente condominiale», visto che ciò potrà essere confermato solo con un approfondito esame della contabilità del condomino.
Ne è un esempio la sentenza del Tribunale di Milano del 21 marzo 2017, che ha revocato il decreto ingiuntivo con cui era stato contestato a un amministratore il prelievo ingiustificato di somme dal conto corrente condominiale. Provando l’assoluta equivalenza tra i versamenti al conto condominiale e i prelievi da lui effettuati per pagare i servizi necessari alla gestione condominiale, l’amministratore ha dato prova certa dell’inesistenza del suo debito verso i condomini. Per questi motivi, il tribunale ha revocato definitivamente il decreto ingiuntivo, che avrebbe condannato l’amministratore al pagamento della somma contestata.

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